Domande frequenti su come aprire una struttura per anziani

Le domande che mi sento rivolgere più spesso da chi vuole aprire una casa di riposo o una comunità alloggio per anziani. Risposte brevi e concrete, che vengono dal campo: dal 2015 dirigo la Residenza per anziani «Padre Pio» di Amaseno e con il mio metodo sono nate venti strutture in tutta Italia.


1. Quanto costa aprire una casa di riposo?

Dipende soprattutto dall'immobile. Una comunità alloggio avviata in un immobile in affitto richiede un investimento iniziale contenuto; comprare o costruire cambia completamente la scala. Le altre voci che pesano sono gli adeguamenti, gli arredi e il personale dei primi mesi. Prima di firmare qualsiasi contratto, il business plan va fatto sul serio, con i numeri del proprio territorio.

Il periodo più delicato non è l'apertura ma i mesi successivi, quando la struttura è avviata e i posti non sono ancora pieni: io la chiamo la valle della morte, e va attraversata con le coperture già calcolate. Nel manuale le dedico un capitolo e un foglio di calcolo apposito, incluso nel Kit di Partenza.


2. Che differenza c'è tra casa di riposo, comunità alloggio e RSA?

Casa di riposo e comunità alloggio sono strutture socio-assistenziali: accolgono anziani autosufficienti o parzialmente autosufficienti e si autorizzano in Comune, con il parere della ASL. La RSA è una struttura sanitaria per persone non autosufficienti, con requisiti, personale e iter completamente diversi. Due mondi che spesso vengono confusi, anche dagli addetti ai lavori.

Il mio lavoro, e il mio manuale, riguardano le strutture socio-assistenziali: quelle che un privato può aprire e gestire seguendo i requisiti della propria Regione, senza accreditamento sanitario.


3. Quali autorizzazioni servono per aprire?

Serve l'autorizzazione al funzionamento, che rilascia il Comune dopo il parere della ASL sui requisiti strutturali e organizzativi. Prima si prepara la documentazione (Carta dei Servizi, Regolamento, Progetto Globale, planimetrie), poi arrivano sopralluogo e parere, infine l'atto del Comune: nella mia esperienza, quest'ultimo passaggio richiede circa quindici giorni.

Le regole cambiano da Regione a Regione, ed è il motivo per cui nel manuale c'è una scheda normativa per ciascuna delle venti Regioni. Nel Lazio, per esempio, dal 15 luglio 2026 è in vigore la nuova L.R. 16/2026, che ridisegna autorizzazioni e requisiti.


4. Quanto rende una casa di riposo?

Un esempio reale, tratto dal mio metodo: una struttura di 12 posti con retta di 1.800 € al mese sviluppa ricavi per 259.200 € l'anno e, ben gestita, un margine operativo lordo intorno al 25%, cioè circa 64.400 €. Sono i numeri di una struttura vera, non una promessa: il risultato dipende da retta, riempimento e costo del personale.

La sostenibilità si costruisce prima di aprire, con un business plan onesto. Se i conti non stanno in piedi sulla carta, non staranno in piedi nemmeno nella realtà.


5. Serve una laurea sanitaria per aprire una struttura per anziani?

No. Una struttura socio-assistenziale per autosufficienti si fonda su organizzazione e requisiti, e il titolare può essere un imprenditore senza titoli sanitari. Le figure professionali richieste dalla propria Regione, a cominciare dagli OSS, si inseriscono in organico. Io stesso sono assistente sociale, non medico.

Al titolare servono tre cose: saper leggere i requisiti regionali, costruire l'organico giusto e tenere i conti. Il resto si impara, o si delega bene.


6. Meglio aprire in proprio o entrare in un franchising?

Prima di firmare un'affiliazione conviene fare i conti veri: quanto costa entrare, che cosa viene fornito davvero, quali margini restano dopo le fee. Con un metodo solido si può aprire in proprio mantenendo il controllo completo dei conti e delle scelte. Il franchising va valutato numeri alla mano, mai sull'entusiasmo di una presentazione.

Nel dubbio, fatevi consegnare i numeri e fateli rifare a qualcuno che non abbia nulla da vendervi.


7. Quanto tempo ci vuole per aprire?

La parte lunga è trovare l'immobile giusto e adeguarlo; l'iter autorizzativo, quando la documentazione è preparata bene, è la parte più scorrevole. Nel complesso si ragiona in mesi, non in settimane, e i tempi dipendono molto dalla Regione e dalle condizioni di partenza dell'immobile.

L'errore che allunga tutto è innamorarsi dell'immobile sbagliato: metratura, destinazione d'uso e costi di adeguamento vanno verificati prima di firmare, ed è la prima verifica che faccio con i miei clienti.


8. Da dove si comincia?

Dall'immobile. Il bisogno di posti per anziani c'è ovunque, in ogni provincia italiana; quello che fa la differenza è trovare l'edificio giusto, con i requisiti giusti e a un costo sostenibile. Trovato quello, seguono il business plan, la documentazione e le autorizzazioni. È l'ordine che seguo con i miei clienti ed è la struttura del mio manuale.

Per chi parte da zero ho raccolto il percorso completo in «Aprire una casa di riposo. Il business della cura in Italia», disponibile su Amazon in cartaceo ed ebook. Con il libro regalo il Kit di Partenza: il business plan in Excel, il cruscotto di gestione e la modulistica pronta da personalizzare, scaricabili da questo sito.


9. Chi risponde a queste domande?

Sono Giovanni Evangelista, assistente sociale, consulente e formatore nel settore socio-assistenziale. Dal 2015 fondo e dirigo la Residenza per anziani «Padre Pio» di Amaseno, in provincia di Frosinone; con il mio metodo sono nate venti strutture in tutta Italia e oltre trenta le seguo ogni mese. Per gli Ambiti territoriali svolgo supervisione professionale, con oltre 740 ore all'attivo.

Se la vostra domanda qui non c'è: 349 8475113, anche WhatsApp. Rispondo personalmente.


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