Un OSS può aprire una casa famiglia per anziani? Sì, e ti spiego come

Nei gruppi degli operatori socio-sanitari la domanda torna ogni settimana, spesso con un dubbio dietro: «sono solo un OSS, non ho la laurea, posso aprire una struttura mia?». La risposta è sì. Il titolo di studio la legge lo chiede al responsabile della struttura, non a chi la apre e la gestisce come titolare. E chi ha fatto l'OSS per anni ha un vantaggio che i laureati spesso non hanno: sa cosa succede davvero in una struttura alle sei del mattino.

Titolare e responsabile sono due cose diverse

Il titolare (o gestore) è chi apre l'attività: la persona fisica con partita IVA, la ditta individuale, la società, la cooperativa. Per fare il titolare non serve nessun titolo di studio: serve un immobile a norma, un progetto, il personale e l'autorizzazione del Comune.

Il responsabile è la figura che la Regione vuole a garanzia degli ospiti. Nel Lazio la D.G.R. 1305/2004 chiede per la casa famiglia e per la comunità alloggio un responsabile con laurea in servizio sociale, scienze dell'educazione, psicologia o affini, oppure diploma con esperienza nella gestione di strutture per anziani. Il responsabile può essere il titolare, se ha i titoli, oppure un operatore in servizio nella struttura, oppure un professionista incaricato.

Tradotto: un OSS apre la struttura come titolare e affida il coordinamento a chi ha il titolo richiesto, finché non lo ha lui stesso. Questa è la strada che vedo funzionare più spesso.

L'OSS può fare anche il responsabile?

Dipende dal titolo che ha e da cosa accetta la sua Regione. Nel Lazio la norma ammette, in alternativa alla laurea, il diploma di scuola superiore con esperienza nella gestione di strutture per anziani: un OSS diplomato che ha lavorato anni in una residenza può avere le carte in regola, ma gli anni e il tipo di esperienza vanno verificati con il Comune e con l'ASL prima di contarci. In altre Regioni le regole cambiano: il metodo per aprire è lo stesso ovunque, la parte dei titoli va letta nella delibera della propria Regione.

La struttura giusta per cominciare: la casa famiglia

Per un OSS che parte da solo la casa famiglia è quasi sempre il primo passo: un appartamento vero, una civile abitazione a norma, fino a 6 ospiti oggi nel Lazio (8 con la L.R. 16/2026 quando saranno adottate le delibere attuative). Camere singole da almeno 9 mq o doppie da 14, un bagno ogni quattro ospiti di cui uno accessibile in carrozzina, cucina, soggiorno, uno spazio per chi fa la notte. In pratica 120-150 mq ben distribuiti, meglio al piano terra o con ascensore.

Il personale: non meno di un OSS ogni sei ospiti a ogni turno, più la presenza programmata di assistente sociale ed educatore. Ventiquattro ore per sette giorni si coprono con almeno quattro-cinque persone tra titolare e operatori. È qui che l'esperienza da OSS diventa un vantaggio: chi ha fatto i turni sa organizzarli.

I conti, senza illusioni

Con un appartamento in affitto già a norma, l'investimento di partenza sta in adeguamenti leggeri e arredi, sotto i 50.000 euro, più un cuscinetto di cassa per i primi mesi. I ricavi a struttura piena, con sei ospiti e una retta intorno ai 1.800 euro (spesso sotto i 1.600 al Sud), sono 10-11 mila euro al mese. Quello che resta, se il titolare lavora dentro, è uno stipendio dignitoso, non una rendita. Il reddito d'impresa vero comincia tra i 12 e i 20 posti: per 12 posti in affitto servono 90-110.000 euro e il pareggio arriva a 9 letti occupati. Molti dei miei clienti partiti da una casa famiglia hanno aperto la seconda struttura dopo due o tre anni.

I cinque passi, in ordine

  1. Trova l'immobile e chiedi il parere preventivo dell'ASL prima di firmare qualsiasi contratto.
  2. Scrivi il progetto e i conti: chi accogli, come è fatta la giornata, quale personale, quale retta (guardando le strutture nel raggio di venti chilometri).
  3. Decidi la forma giuridica col commercialista e individua il responsabile con i titoli.
  4. Prepara i documenti: carta dei servizi, regolamento, organigramma, titoli, contratti, modulistica per il piano personalizzato.
  5. Presenta la domanda di autorizzazione al Comune, che chiede il parere dell'ASL e fa il sopralluogo. Con un immobile in ordine si apre in quattro-sei mesi.

Gli errori che vedo fare agli OSS che aprono

  • Pensare di fare tutto da soli: le 24 ore non si coprono in due.
  • Usare casa propria senza verificare destinazione d'uso e requisiti.
  • Trattare il responsabile come una formalità: è la persona che risponde degli ospiti.
  • Non mettere in conto i mesi in perdita prima del pareggio.

Da dove cominciare

Requisiti regione per regione, il business plan e la modulistica sono nel mio manuale «Aprire una casa di riposo. Il business della cura in Italia», su Amazon (cartaceo 25,90 €, eBook 9,99 €), con il Kit di Partenza in regalo: l'ho scritto da assistente sociale che nel 2015 ha aperto la sua residenza e da allora ne ha seguite venti.

Se sei un OSS con un'idea o un immobile, scrivimi su WhatsApp al 349 847 5113: due righe bastano.

Vedi anche: Come aprire una casa famiglia per anziani · Quanto costa aprire una casa di riposo · Come aprire una casa di riposo: i 7 passi

Domande frequenti

Un OSS può aprire una casa di riposo?

Sì. Il titolo di studio la norma lo chiede al responsabile della struttura, non al titolare. L'OSS apre come titolare e affida il coordinamento a chi ha il titolo, oppure lo fa lui se ha i requisiti della sua Regione.

Che titolo serve per fare il responsabile di una casa famiglia nel Lazio?

Laurea in servizio sociale, scienze dell'educazione, psicologia o affini, oppure diploma con esperienza nella gestione di strutture per anziani (D.G.R. 1305/2004). Anni e tipo di esperienza vanno verificati con Comune e ASL.

Quanti posti può avere una casa famiglia per anziani?

Fino a sei nel Lazio con la D.G.R. 1305/2004; otto con la L.R. 16/2026 quando saranno adottate le delibere attuative.

Quanto costa a un OSS aprire una casa famiglia?

Con un appartamento in affitto già a norma, adeguamenti leggeri e arredi sotto i 50.000 euro più un cuscinetto di cassa per i primi mesi. Con ristrutturazioni pesanti la cifra sale molto.

Serve una società per aprire?

No: si può aprire anche come ditta individuale con partita IVA. La forma giuridica si sceglie col commercialista; per l'autorizzazione contano i requisiti della Regione.